Primo colloquio

La terapia inizia già dalla prima telefonata che il paziente fa al mio studio, perché il paziente mi chiede aiuto, sente di aver bisogno di parlare con uno specialista, sta male. 

In seguito, nel primo colloquio, il paziente arriva con il suo carico di problemi, domande, necessità, dubbi. Il mio compito è quello di accoglierlo e farlo sentire a suo agio, accolto, non giudicato ascoltandolo con attenzione. 

Alla fine della seduta, chiedo sempre al paziente se vuole fissare un successivo appuntamento, solitamente succede. In tutti i casi chiedo al paziente di riflettere, anche a casa, fuori dallo studio, sulla sua intenzione, o meno, di ritornare al fine di intraprendere un serio e impegnativo lavoro su di sé per comprendere i suoi problemi. 

A seconda delle risposte che si darà, il paziente potrà informarmi attraverso una successiva telefonata se l'appuntamento previsto è confermato o annullato: all'insegna della massima libertà e correttezza. Libertà infatti è la condizione indispensabile per iniziare e proseguire la terapia psicologica. 

Sempre in questo primo incontro ci accordiamo anche riguardo il mio onorario, la frequenza delle sedute, la possibilità di sentirci telefonicamente in casi particolari, ecc. Per quanto possibile cerco di avere ampia disponibilità di orari, anche serali, per favorire i lavoratori a tempo pieno.

Infine, non chiedo al paziente di fare esercizi, compiti a casa, ecc. ma solo di provare a:

  • ricordarsi i sogni notturni, trascrivendoli o registrandoli;
  • lasciarsi andare alle associazioni spontanee di pensieri, senza operare censure preventive.

Su queste due condizioni sono state basate molte delle convinzioni della psicoanalisi per l'esplorazione del sub-conscio, e lo sono tuttora. 

Colloqui successivi 

Se il paziente vorrà tornare, inizieremo un'avventura, un viaggio, insieme, che non sarà all'insegna dello scoprire necessariamente segreti inconfessati esplorando in modo archeologico la psiche, oppure cercando una misteriosa causa di tutti i disagi del paziente. Il mio lavoro non è fare il palombaro della psiche.

Un viaggio dunque, un percorrere per la prima volta sentieri sconosciuti, non necessariamente minacciosi ma sicuramente ancora inesplorati. Oppure potrebbe essere necessaria la fatica di tracciare nuovi percorsi, nuove strade da percorrere, per camminare in luoghi nuovi, sani, diversi dai soliti labirinti della mente nei quali spesso ci si trova a tentare di uscire, spesso inutilmente.

Fare insieme questo viaggio interiore però è molto diverso che addentrarsi da soli in territori sconosciuti, o quasi. Insieme, accompagnati da una guida, la paura si ridimensiona, si è sorretti nelle difficoltà, consolati nei dolori, e la speranza comincia a crescere.

La speranza di trovare la verità interna del paziente (non la mia), quella che dona pace e salute, si mostrerà se la cercheremo insieme con rispetto, calma, attenzione per il valore assoluto della persona, dei suoi tempi, dei suoi modi.  

 

Durata del trattamento

Non posso fare previsioni o preventivi a priori, come si può intuire dalle parole scritte sopra. Il soggetto della terapia è il paziente. Sarà lui/lei a dirmi che non sente di aver più bisogno del mio sostegno e aiuto. Io esprimerò il mio parere in merito alla sua decisione, che non sarà vincolante. Può accadere anche l'eventualità che la persona mi chieda di diminuire il numero di colloqui, per es. uno ogni 15 giorni. Anche questo è possibile. Come ho già scritto, io considero il paziente libero e responsabile, di conseguenza mi comporto nella mia professione.