La sofferenza di cui si occupa il terapeuta ha una sua specificità: non si occupa del “male di vivere”, di quella sofferenza fisiologica della condizione umana, ma di quel tipo di sofferenza che appare incomprensibile e inspiegabile agli occhi delle persone, quella che fa dire al senso comune: ”Come mai sta così male una persona che ha tutto quello che le serve per essere felice?”. Quella che fa dire a tanti medici: “La visita non ha rilevato nulla di particolare, gli esami clinici sono perfetti” oppure "Probabilmente è di origine psicosomatica" se il paziente presenta dolori non riconducibili ad patologie diagnosticabili, o ancora "E' esaurimento nervoso" se il paziente è stanco, depresso, infelice. Quella sofferenza che appare incomprensibile e inspiegabile agli occhi stessi del paziente, e che anche quando trova in sé motivi e spiegazioni convincenti, lo lascia del tutto impotente sul come affrontarla.

E' quasi inevitabile, allora, rivolgersi a qualcuno che promettere soluzioni rapide, efficaci, promesse di guarigioni. Tutto ciò lo trovo comprensibile e umano: ognuno di noi cerca di raggiungere il benessere e la salute, con qualunque mezzo a disposizione fornito da persone competenti. Spesso però non lo sono. Il dolore chiude la mente alle possibilità di pensiero saggio e ponderato e così il paziente, fiducioso, si mette nelle mani di individui che credono di avere il potere di curare e guarire, spesso dietro lauti compensi.

Il paziente spesso mi chiede che vorrebbe ritornare a come si sentiva prima. No. Posso aiutarlo a raggiungere un benessere migliore di prima, altrimenti, se accogliessi il desiderio del paziente, sarebbe un tornare indietro, laddove ci sono pronti i germi per una nuova ricaduta.

Lo psicologo, invece non mira a restaurare. E' curioso, ricerca, esplora, le vie del dolore e della salute insieme al paziente: il vero esperto della sua malattia, nessun altro. Io posso accompagnarlo a vedere con occhi nuovi il suo disagio, a ricongiungere i pezzi mancanti della sua storia personale provocati da ricordi sepolti dolorosi, individuare le zone d'ombra della personalità non esplorate, proprio quelle che spesso fanno in modo che il paziente si ritrovi in situazioni già vissute ma dannose per lui, e dalle quali non riesce ad uscire.

Il mio scopo, allora, è promuovere un grado di libertà interiore maggiore nel paziente. La libertà provoca un senso di serenità, potenza, gioia, sentire il destino nelle proprie mani. A quel punto il malessere, la malattia, la nevrosi, assumono contorni più sfumati, non hanno più la capacità di imprigionare e fare soffrire.

Questa strada, che propongo ai miei pazienti, è quella che conosco meglio, anche perché l'ho sperimentata su di me attraverso anni di formazione, analisi e supervisioni. E' una strada nuova, originale, personale, che scopriremo insieme, per raggiungere una condizione di vita migliore di quanto era prima della malattia, del malessere.